In ricordo di
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Giuliano Pecar
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GIULIANO PECAR. Signorile, affabile, professionale. Gli sono grato per la stima che nutriva nei miei riguardi infinite volte dimostrata tanto a parole, quanto, soprattutto, nei fatti. Non mi é mai mancato il suo generoso aiuto nelle iniziative che andavo attivando. Ma la cosa più importante era l'aiuto dato a tanti Enti e persone, senza nulla chiedere in cambio.La sua attenzione nei confronti della musica era dunque non grettamente utilitaristica, ma rispondeva ad una convinzione personale di un bene sociale e culturale che doveva essere sostenuto. La solidità e l'affermazione della sua Ditta musicale nasceva, poi, da una grande dedizione al lavoro, acutezza di scelte e qualità di servizi in una prospettiva manageriale non provinciale. I suoi figli, in tal senso, non potranno solo sentirsi responsabili di un importante patrimonio aziendale, ma anche e soprattutto di uno stile di vita e di pensiero.
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Annamaria Zuttion
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ANNAMARIA ZUTTION (Mima). Cara Mima, molti sono venuti a salutarti nell'ultimo viaggio. In molti ci siamo così per un attimo rivisti. Molti anni sono passati da quando cantavamo assieme, ma anche molti sono gli anni passati assieme cantando. Voce deliziosamente fresca e gradevole, come te. La tua musicalità era assolutamente eccezionale, tuttavia questa era poca cosa al confronto di quello che tu eri come persona. Era un piacere starti vicino per l'allegria e la vitalità di cui eri sempre ricca. Era facile starti vicino grazie alla tua tolleranza, disponibilità e sensibilità. Se c'é un coro in Paradiso, certamente il buon Dio ti metterà lì, in modo che anche gli angeli possano godere della tua presenza.
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Luigi Medeot
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LUIGI MEDEOT (Gigio). Solo la lettura dei quotidiani mi ha fatto conoscere la sua intensa, poliedrica e benemerita attività sociale e culturale. Nei nostri rapporti (piuttosto recenti) ho gradito e ammirato il suo piacere di stare assieme agli altri con allegra semplicità, mettendo tutti a proprio agio. Un'allegria con un pizzico di ironia e autoironia, che faceva intuire una cultura di vita non superficiale. Il rito funebre in qualche modo ha rispecchiato il suo mondo, infatti le parole di tristezza e di commozione non sono state né patetiche, né sdolcinate. Più che opportuno, dunque, il saluto musicale con "Stelutis alpinis" e "Dio del cielo", un ricordo affettuoso a quelle vette tanto amate, simbolo di ben superiori altezze e di quegli infiniti spazi che in vita Gigio ha tanto cercato.
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