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Essi dopo essersi consultati, I Galli, giunsero alla
convinzione che il dolce sapore della frutta di
questa Regione, gli attraeva alla pari del vino. Il
quale era un inebriante piacere, apriva la mente
alla spiritualità. Dalle Alpi giunsero e di ogni acro ne
presero possesso. quelli che gli Etruschi ne era coltivato,
Massilia divenne la loro civitas..." Titus
Livius Historia Romana V 33
Etruschi e Celti in Italia Antropologia dei luoghi I
Celti e gl’Etruschi ebbero in comune il mistero delle origini, fin qui
concordano gli studiosi. La società celtica come quell’etrusca aveva un
ordinamento triclassistico, i sacerdoti o capi villaggio, i guerrieri, e
gli artigiani L'arte del commercio spinsero numerosi clan
della Grande Gallia ad avere maggiori contatti con la Tuscia o
Etruria. Fu un grande richiamo, ad unire questi due popoli del tardo
Neolitico alla pari della loro intelligenza nel costruire ogni oggetto,
sia questo un’arma, sia un gioiello, sia un utensile o terracotta,
abitazione o vallo. Una parte di queste capacità e conoscenze erano nella
terra degli Etruschi o Tuscia e nella pianura del Po. Possiamo solo
formulare delle ipotesi, in base agli scambi commerciali che
intercorrevano fra due etnie diverse, od era il perfezionamento del gusto
e delle capacità del uomo neolitico. Arte e praticità sono andate sempre
a braccetto. Dalla lontana preistoria, quando l'ultima glaciazione sta per
finire sul massiccio alpino vi pascolavano le renne, testimoniano i segni rupestri
della Val Camonica, a quella epoca forte erano le migrazioni di popoli
nordici, cacciatori di renne, i progenitori dei vichinghi (che non erano
altro che le tribù celtiche del Nord) avevano colonizzato tutto il Nord
ed Est europeo spingendosi fino alle soglie della Persia, individuati fino
ad oggi come indo-europei o ariani, ma dall'Asia non vi fu avuto nessun
contatto diretto, solo supposizioni. Stando agli studi antropomorfici i
progenitori degli europei furono nordici, le caratteristiche somatiche
definite celtiche combaciano in svariate aspetti: dal colore dei capelli
occhi e pelle chiara nelle caratteristiche somatiche del cranio,
brachicefali e dolicalicefali, con numerosi discendenze, fino al colore
rosso vivo dei capelli, le lentiggini, e la pelle pallida, dovuta alla
scarsa luminosità delle latitudini nordiche. Anche i cugini dell'Europa
centrale e della Russia bianca, da cui ci riportano alla civiltà
dell'ascia, attrezzo tipico di disboscamento delle immense foreste di
conifere, per costruire abitazioni e fare dei spazi a piccoli appezzamenti
di terreno coltivabile? Impresa ancora oggi difficile. Spinsero questi
popoli verso le popolazioni rivierasche del Mediterraneo nord occidentale,
liguri ed Iberici. Con un clima più adeguato alle coltivazioni, mentre
pare che i discendenti dei nordici cacciatori si stabilirono sulle Alpi,
con il passare di un paio di millenni, il fisico nordico si adattò alle
basse latitudini:
i loro capelli si fecero più scuri dal caratteristico colore
castano, le pupille divennero marrone, queste tribù si chiamarono Leponti,
Reti, conoscevano già l'astronomia e l'alfabeto simile alle Rune
scandinave, questo circa seimila anni fa.
I
rapporti I
Galli erano perfettamente al corrente della situazione florida
dell'Etruria agli inizio del IV sec. a.C., furono intraprese massicce
spedizioni, i Celti in poco tempo furono sul punto di occupare Roma, e
tutta l'Italia settentrionale, già in loro baliaggio, come le Alpi
Lepontine abitate dai loro fidi alleati. Polibio, scrisse che i Galli
transalpini, soggiornavano volentieri nei regni etruschi, sia per il clima
dolce, sia per il gentile paesaggio, il territorio era in grado di
foraggiare e reclutare un forte esercito nella pianura padana e negli
Appennini, come: i
Boii, Lingones, Senones, a Sud del Po, mentre a Nord, Insubrii,
Lepontii, un primo nucleo che aprì la via lungo la penisola agli altri
popoli provenienti dall'Europa centrale. di cui i nomi esatti di queste
tribù non si conoscono, mentre dettagliati furono le popolazioni celtiche
alpine, 52 tribù riportate nel monumento della Trivia a Nizza. Tanto per
descrivere la stretta coabitazione fra Celti ed Etruschi, all'antagonismo,
i due popoli prediligevano oltre agli scambi culturali, il gusto comune
negli oggetti d'arte e lo scambio di scritture, anche se questi ultimi non
ne facevano uso, come riportano testi
di Tito Livio. Oscuro rimane tuttavia, il vero ruolo avuto dei
Celti per il dominio sui i Greci ed gl’Etruschi,
per il controllo delle loro città nel Nord dell’Italia. Un forte
contingente militare celtico, sostò permanente in Etruria,
sempre secondo Livio avrebbe avuto un ruolo decisivo nella
battaglia di Clusium (Chiusi) scoppiata per il classico triangolo amoroso
fra Lucemon, re etrusco protetto dal potente re gallo Arrus, che gli
sedusse, la bellissima moglie dai capelli d'oro e dagli occhi blu come il
mare, il consorte tradito chiamò i Galli e fece vendetta, dove pare che
sia stato detto:
moglie e buoi dei paesi tuoi.
Tracce evidenti di un unico crogiolo etnico antropologico dal misticismo dall'arte, alla esigenza del vita rupestre. I reperti etruschi, come i materiali provenienti dalla Necropoli dell'Arcisa Chiusi Museo Archeologico, del VII secolo a.C. definiti erroneamente come alto medievali, ma sarebbe opportuno catalogarli come alto neolitici, cinque secoli prima dello grande scontro celto-etrusco contro i Romani a Chiusi nel 295 a.C.. Quello che nasce, denotano la marcata affinità fra l'arte del Nord dell’Europa con l'arte gallica e il ritocco italico nell'oggettivistica gallo-italica antecedente al gusto romano. Ma gli scambi furono presumente di carattere commerciale, fibule, ori, e vino, essi commerciavano attivamente con i Galli della valle del Rodano. Cinque secoli prima della grande sconfitta gallica, a Bibracte nella Francia centrale, furono rinvenute nel 1860 durante gli scavi quasi 400 anfore da vino. Ogni anfora portava un marchio di fabbrica o del cliente gallo. Timbri incisi e in rilievo, sugli orli delle anfore, furono scoperti fino a 250 timbri o marchi, differenti come semplici iniziali dell'acquirente R.M., AC, vi sono anche simboli inconfutabili come i riferimenti solari cari ai culti gallici. Perché il vino dall'Etruria? forse era una elemento importante degli scambi commerciali, pare che pare del vino fosse usato largamente dai druidi, riposto in brocche o nei ritul corni dell' iniziazione dei giovani guerrieri, ma la maggiore parte doveva essere stata usata nei banchetti, come oggi per accompagnare degnamente i cibi ricchi di carni. In seguito i Galli provenzali decisero di coltivare loro stessi le vigne, con il risultato che conosciamo. Poi tutti e tutto si fonde, si dissolve nella nube del Tempo, le testimonianze storiche si confondono, danno un quadro parziale, si assume, si premia sempre più l'aspetto romano italico, Etruschi, Galli, Iberi divennero cittadini dell'impero, le due diversità di costume, quello gallico e germanico rimane predominante per alcuni secoli ancora nel nord. Lo spirito etrusco, diede l’impulso alla formazione della civilta romana nella fascia sub mediterranea. Forse Roma fu mossa: come sono sempre state le cause principali delle guerre fra i popoli: per la sopravvivenza, gli interessi economici e commerciali, la Roma pastorale divenne potenza di conquista, da bovari a guerrieri contro tutti, i popoli silvestri, i ricchi del vicinato, perirono e subirono il volere, la prepotenza, l'arroganza d' incolti, non furono solo questioni commerciali, forse fu vera invidia o emulazione, Roma crebbe sulla sapienza, conoscenza, e la civiltà di altri popoli, specie Celti ed Etruschi, ne dominò per VII secoli, fino al primo Medioevo, quando ritornano i “ barbari “ dal fulvo pelo da Odoacre a Carlo Magno, sommo re druido. Lucien
Riva Bibliografie:
De
Kelten Venceslas Kruta Standaart Antwerpen pag 31/33 - La Terra degli
etruschi Salvatore Settis - Scala : Les amfhores de Bibracte Fanette
Laubenheimer documents d'archeologie francaise - Editions de la Maison des
Sciences de l'homme - Paris - Celtica rivista culturale europea -
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