helenio herrera:

"la storia di un mito"


Tutto quello che so su H.H. è dovuto a mio padre, che per anni ha sovrapposto i propri ricordi della "Grande Inter" alle ormai moltissime telecronache vissute insieme a me a tifare, arrabbiarsi e incitare la squadra di calcio più bella del mondo.
"Ah, quando in panchina c'era Herrera..." è la classica espressione utilizzata come parabola chiarificatrice del perchè di tutte le vicende calcistiche interiste degli ultimi 30 anni: perchè non si vince, e perchè lo si fa; perchè la squadra gira, e perchè no; come mai un giocatore sembra un fenomeno, e come magari in breve tempo risulti essere un 'brocco'...

E' impensabile per me, che faccio l'allenatore, non avere un punto di riferimento di tanta e tale portata; e non tanto, o non solo, per quanto concerne gli aspetti squisitamente tecnico-tattici (da molti inopinatamente considerati ormai superati), quanto per l'incredibile caratura morale di questo leggendario protagonista di un calcio ancora in bianco e nero ma già grande.
Ho avuto pertanto da mio padre, motore infinito delle mie passioni, la spinta decisiva all'approfondimento del personaggio Helenio Herrera, un grande allenatore e un grande uomo. Da molti oggi considerato un genio, ai suoi tempi scatenò passioni contrastanti e oscillanti tra l'astio più feroce e l'amore più totale, il tutto necessariamente connesso ai risultati delle squadre affidate alle sue cure.

Se volete iniziare a leggere qualcosa su di lui, seguite i link sottostanti: troverete una serie di articoli raccolti dalla mia amica cilena nonchè grande giornalista Lorena Lathrop, alla quale mando tutti i giorni un mazzo di rose virtuali per ringraziarla di tutto l'aiuto prestatomi.

 

 


-un tris di articoli usciti negli anni '80 e '90 che rievocano momenti della vita di Herrera

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-un articolo del 1997, all'indomani della sua scomparsa, pubblicato sulla rivista 'Epicentro'; clicka QUI


- due articoli dedicati al Mago da Giancarlo Rinaldi nel 1996;

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- un articolo del 1975 comparso sulla rivista 'El Grafico';

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- un bel pezzo dedicato da Lorena Lathrop nel secondo anniversario dalla scomparsa di Herrera (9/11/1999);

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Ecco invece un breve stralcio della sua storia, così come è riportata nel sito ufficiale dell'Inter.

"La fine degli anni cinquanta segna la svolta nella storia dell'Inter di Angelo Moratti che fino a quel momento aveva raccolto troppo poco, soprattutto in proporzione agli sforzi profusi. Nel '58, a sedici anni e mezzo, entra fra i giovani Mario Corso. Nel '60 arrivano Italo Allodi e Helenio Herrera. Il primo si occupa della società, ha lavorato al Mantova e il Presidente ne ha colto al volo le capacità. Detterà legge sul mercato per quasi vent'anni. Quanto a Herrera, è un duro. Quasi nessuno sa nulla di lui, tranne che allenava in Spagna.

Meticoloso, attento a tutto, implacabile con la squadra, ha sotto gli occhi l'Inter ma in testa il calcio di tutto il mondo. Herrera sa tutto. Alla fine del campionato '60/61 la Juventus soffia il titolo all'Inter, quell'anno succede di tutto, viene sospesa una partita per invasione di campo, data vinta all'Inter a tavolino per 0-2, rimessa in gioco a torneo finito. Persa: per forza, l'Inter ha mandato in campo provocatoriamente i giovani della squadra Primavera. La Juventus fa 9 gol. L'Inter 1. Ma lo segna Sandro Mazzola, come se il suo fosse un destino annunciato.

Esordisce Giacinto Facchetti. Ritrovano fiato e orgoglio Picchi, Burgnich, Zaglio. E' l'addio, invece, per Angelillo, seguito da Lindskog e Firmani. Arrivano Bettini, Hitchens e Suarez.

Nel '62/63 inizia l'era nerazzurra, con la conquista dell'ottavo scudetto. Dicono che sia stato proprio il Presidente a dare la formazione decisiva, con l'inserimento di Bugatti, Bolchi e Maschio al posto di Buffon, Zaglio e Di Giacomo. L'anno dopo il Bologna va forte, ma l'Inter non è da meno. A due punti dai rossoblu, invischiati in una pesantissima storia di doping, i nerazzurri riconquistano la vetta della classifica. In quella che poi è stata chiamata "la Pasqua di sangue", battono il Bologna. Ma in mezzo a polemiche, minacce dei tifosi, schermaglie dai giornali, la Federazione ritira l'accusa di doping e restituisce tre punti al Bologna. Le due squadre sono pari.
Prima dello spareggio, il Prater di Vienna ospita la finale di Coppa dei Campioni.

 Siamo nel 1964. Contro il Real Madrid, l'Inter vince 3-1. Due gol sono firmati da Mazzola e uno è di Milani.
Non è solo gioia, quella fermata dalle immagini in bianco e nero di quei primi anni sessanta. E' entusiasmo, è passione,è il successo inseguito con tenacia, afferrato con forza, conquistato con sicurezza.
Dieci giorni dopo, però, il Bologna ha la meglio nello spareggio
per lo scudetto. Ma l'Inter adesso non si ferma più.
Diluvia a Madrid, nello spareggio per la conquista della Coppa Intercontinentale contro gli argentini dell'Independiente, vincendo
per 1-0, dopo lo 0-1 di Buenos Aries e il 2-0 di San Siro.
Si va ai supplementari. Mario Corso decide la partita.
Di sinistro, naturalmente. Alla fine, Milani, Facchetti
e Domenighini sollevano il trofeo in segno di vittoria.

Nel '64/65 arriva il nono scudetto, ed esattamente come un anno prima, a dieci giorni dalla fine del campionato italiano, c'è la vittoria in Coppa dei Campioni. Eliminato in semifinale il Liverpool, con un 3-0 di Corso, Peirò ;e Facchetti, in una sera illuminata a giorno dal tifo di San Siro e assordante di passione, l'Inter annienta il Benfica con un gol del brasiliano Jair.

Ma l'Inter vuole sempre di più: è ancora l'Independiente a soccombere, per la seconda volta la Coppa Intercontinentale è nerazzurra: il presidente Angelo Moratti e l'allenatore Helenio Herrera hanno un ottimo motivo per festeggiare. Il decimo scudetto, quello della stella, è con capitano Picchi. Chiude il campionato '65/66. Annuncia anche la fine di un'era."


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